Il Decreto Aree Idonee demanda tutto alle Regioni, riflessioni e criticità

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Decreto Aree Idonee (D.M. 21 giugno 2024, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 153 del 2 luglio) è entrato in vigore. Il documento stabilisce le nuove regole per installare il fotovoltaico e in quali aree.

I soci di Coordinamento Free (Coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica), associazione di riferimento del settore, hanno condiviso alcune riflessioni sul testo, evidenziando in particolare alcune criticità e cercando di prevedere le possibili conseguenze.

Il coinvolgimento delle Regioni

In particolare, l’associazione Coordinamento Free sottolinea i possibili rischi che derivano dall’aver demandato ampi poteri decisionali alle Regioni. Il decreto prevede, infatti, che ogni Regione potrà stabilire propri criteri per individuare le aree idonee.

Le Regioni hanno 180 giorni di tempo dalla pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale per emanare i propri provvedimenti, che avranno prevalenza su qualsiasi altro regolamento preesistente a livello regionale, provinciale o comunale.

Emergerà quindi una probabile disomogeneità di approcci da regione a regione. Secondo Coordinamento Free il testo avrebbe dovuto stabilire delle linee guida di riferimento, lasciando alle Regioni solo la mappatura territoriale finale.

Il possibile caos normativo

Un’altra preoccupazione esternata dai soci di Coordinamento Free è legata al caos normativo che potrebbe caratterizzare i prossimi mesi. Negli ultimi mesi, fin dalla circolazione della bozza del decreto, le norme in questione hanno suscitato qualche tensione e non sono mancate le richieste di modifiche. Il pericolo è quello che gli investitori – italiani ma anche esteri – siano disincentivati a investire nello sviluppo delle rinnovabili in Italia.

Perdere investimenti ora significherebbe rischiare di non raggiungere gli obiettivi del Pniec, Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima, con perdita di Pil e di posti di lavoro

“Duole quindi constatare che con il Decreto Aree Idonee, il Governo e i ministeri competenti pongono in essere azioni che non sono assolutamente in linea con il raggiungimento dell’obiettivo +80 GW di nuove rinnovabili al 2030 indicato nel Decreto stesso” conclude Coordinamento Free in una nota.

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